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martedì 7 febbraio 2012

Aziende Agricole Sociali: una proposta di Andrea Meneghetti contro la disoccupazione.

Cari Amici, vi riporto di seguito il testo di una proposta del Dr. Andrea Meneghetti, collaboratore del nostro blog, mirata a attenuare gli effetti economici e sociali della disoccupazione di lungo periodo.
 r. v.

Aziende Agricole Sociali

In questo periodo di crisi, dove anche il semplice sostentamento nutrizionale è diventato un problema per ampie fasce della popolazione e diventa un grande costo economico per le casse pubbliche, c'è l'esigenza di trovare delle soluzioni. Queste soluzioni sarebbero anche piu' efficaci se prendessero in considerazione le problematiche della fascia di popolazione over 45, che uscita dal mercato del lavoro per varie ragioni, non ha la possibilità di mantenere se stessa e la sua famiglia.

Una possibile soluzione è la creazione di Aziende Agricole Sociali dove le persone bisognose possono lavorare, produrre per l'auto sostentamento ed eventualmente avere la possibilità di un alloggio.

Queste Aziende agricole a seconda dei territori italiani, produrranno ciò che è piu' adeguato e redditizio, sia in funzione di completamento delle esigenze interne alla comunità, che di scambio con le altre Aziende italiane, dello stesso tipo, messe in rete.

I surplus produttivi dovranno/potranno essere venduti alle istituzioni pubbliche che acquistano prodotti alimentari ed altri beni come ad esempio case di riposo, asili, scuole eccetera che facciano anche servizio di somministrazione di alimenti e bevande.

Ci potrebbero essere tre livelli di coinvolgimento della popolazione in questo progetto:
a) Alto: i disoccupati cronici e coloro che non riescono a mantenersi (anche famiglie intere), entrano in queste comunità con lo scopo di produrre per il loro sostentamento, avere un tetto ed un letto.
b) Medio: persone che si trovano in un periodo di transizione lavorativa o che hanno un alloggio, entrano in comunità con lo scopo di produrre per il proprio sostentamento e quello della loro famiglia. Questa formula è quella che può avere il migliore effetto sociale visto che consente il migliore benessere psicologico (si rimane nell'ambiente famigliare, si rimane occupati, si mantengono i rapporti sociali e non ci si sente né un peso per la famiglia, perché si porta a casa qualcosa, né per la società).
c) Basso: i vari soggetti , per pura scelta personale (ad esempio mantenimento del livello qualitativo di vita, integrazione nutrizionale, aumento della varietà dietetica in periodi di riduzione economica), possono fare dei lavori interni all'azienda, anche utilizzando strumenti o prodotti personali e ricavarne un vantaggio (ad esempio allevare animali per ricavarne carne e altri prodotti, raccolta di legna per il riscaldamento abitativo, trasformazione delle proprie produzioni, partecipazione alla raccolta in cambio di una quota di prodotto).

Come regola generale queste aziende non possono vendere i prodotti ai privati se non in condizioni particolari da valutare (ad esempio una fiera annuale o la fornitura per casi di necessità o carenza sul mercato) e necessariamente senza creare concorrenza al libero mercato.

Alcune delle attività che le Aziende agricole potranno svolgere potranno essere servizi al territorio su richiesta delle altre attività economiche della zona e questi servizi verranno forniti dietro un compenso di mercato, se non altrimenti deciso.

Queste Aziende agricole potranno funzionare come fattorie didattiche.

In questo quadro, in un'attività organizzata, anche persone con varie disabilità possono entrare nel processo produttivo con attività calibrate alle loro problematiche.

I ricavi delle Aziende all'oggetto serviranno prima di tutto a pagare dei contributi pensionistici ai lavoratori, per consentirgli, al raggiungimento della età del ritiro, una vita dignitosa. Un'altra parte dei  ricavi dovranno necessariamente servire per ricostituire il capitale aziendale. Infine i lavoratori, in base anche alla produttività aziendale, potranno ottenere una remunerazione, magari bassa, ma che gli consentirà una certa autonomia ed una vita sana anche dal punto di vista sociale. E' importante legare questa forma di compenso alla redditività aziendale cosicché i lavoratori ed il management saranno incentivati a rendere efficiente la struttura.

Il fatto di essere inseriti nelle attività della Azienda sociale, non esclude la possibilità di poter cercare lavoro o fare dei lavori aggiuntivi al di fuori dell'azienda, anche nel tempo libero. In questi casi, il lavoratore potrà sospendere il lavoro nell'azienda senza perdere il diritto all'alloggio. I lavoratori che sospendono in tutto od in parte la loro attività all'interno dell'Azienda, contribuiranno con lo stipendio o in altra forma alle spese della comunità. Dopo un anno che non si svolgono più attività lavorative, a seguito dell'ottenimento di un nuovo lavoro, la possibilità di alloggio cessa. Rimane valido, come per tutti i cittadini, la possibilita' di partecipare nelle forme b) e c) già menzionate sopra.

Visto che queste aziende sociali sono un caso che altererebbe la concorrenza di un mercato e che le norme europee non consentono particolari contributi ad aziende che operano sul mercato comune, nessuno però vieta che le aziende all'oggetto facciano dell'export una azione commerciale autonoma. In quest'ottica, potrebbero organizzare anche le aziende private del territorio o addirittura di tutta la Comunità Europea.

Queste Aziende sociali possono avere inoltre un grosso impatto sulle problematiche ambientali dei vari territori, andando a recuperare terreni incolti, abbandonati, frazionati, poco redditizi e andando a ripristinare delle tecniche di coltivazione più sostenibili.


Andrea Meneghetti

domenica 29 gennaio 2012

La disoccupazione cronica degli over40: un male sociale in aumento e trascurato.

Scrive Giuseppe Zaffarano, Presidente dell'Associazione Lavoro Over 40:
"L'Associazione Lavoro Over 40 da me presieduta, esprime disappunto, e lo dimostra con i dati, per non aver tenuto minimamente in conto, nelle ultime manovre varate dal governo (anche la ultima sulle liberalizzazioni e già ci sono anche i sentori per la prossima riforma del lavoro), il drammatico problema dei lavoratori Over 40 espulsi dal mondo del lavoro e con difficoltà al reinserimento." ( Leggi tutto)
Vi posto di seguito il link della lettera inviata il 23 gennaio scorso da Zaffarano al Ministro del Lavoro Elsa Fornero: http://affaritaliani.libero.it/static/upload/over/over40disoccupati_precari-def.pdf.

Già, siamo davvero messi bene, in Italia: da una parte i giovani che incontrano serie difficoltà a inserirsi nel mondo del lavoro e dall'altra persone in età più matura, che potrebbero essere i genitori dei giovani di cui sopra, che se perdono il posto rischiano di non rientrare più nel circuito lavorativo.
Ma cosa succederà, dove andremo a finire se fenomeni come questo non verranno affrontati per tempo, se non si penseranno delle soluzioni valide alla deprivazione economica e psicologica di milioni di persone?
Lo so, a te che leggi queste righe e sei un giovane studente universitario tutto sommato contento della sua vita, una mamma abbastanza soddisfatta della tua famiglia e del tuo part time in ufficio o un bancario cinquantenne che da quasi trent'anni ormai non ha più il pensiero di cercare un lavoro, tutto questo sembra una cosa lontana e che non ti riguarda ma questo lo hanno pensato anche tanti altri che poi si sono ritrovati a fare i conti con una realtà ben diversa.
Lo pensava, in fondo, anche il protagonista delle righe che seguono, prima di perdere il posto di lavoro.

Fa freddo, nella cucina della vecchia casa. Fa freddo e la legna per la stufa domani sarà finita. Speriamo che la ditta ci lasci portare via quei bancali ormai inservibili: se sono fortunato, Mario mi presterà la motosega e potrò farli a pezzi senza doverli tagliare con il segaccio, come l'ultima volta. Già, Mario: mi doveva chiamare oggi, per dirmi com'è andato quel colloquio di lavoro...speriamo bene, almeno per lui, almeno per uno. Almeno io non ho famiglia, non ho due bambini a cui provvedere. Strano che non si sia fatto sentire. Lo chiamerei io, ma non posso spendermi tutto il credito del cellulare: non ho mai fatto così tante telefonate come in questi ultimi sei mesi, per cercare lavoro, senza mai trovare altro che qualche oretta o qualche giorno, quasi sempre a nero.
Mi metto su un caffè, anche se è tardi: del resto, chi riesce a dormire prima della mezzanotte. I pensieri non vogliono darmi tregua. Accidenti, anche il caffè è quasi terminato: prima di venerdì niente soldi per la spesa, sempre che il vecchio Giuseppe mi paghi quei due giorni di lavoro che ho fatto per lui e suo figlio quasi due settimane fa. Tra poco ci sarà da pagare la bolletta della luce e anche la bombola del gas per i fornelli, se non voglio continuare a cucinare sulla stufa a legna...e i soldi non bastano, i soldi che forse avrò venerdì.
Almeno qualcuno rispondesse a una delle centinaia di domande di lavoro che ho inoltrato: mai niente.
Cercherò di vendere i mobili e i soprammobili che ho accumulato nel ripostiglio: rimetterò l'inserzione domani.
Se continua così, scriverò a quel locale italiano in Germania che cercava personale: sono fuori età, lo so, ma tentare non nuoce... e poi, che alternativa ho? ipotecarmi la casa per ottenere un prestito dalla banca?
Cristo, sto diventando matto! ma cosa succede, non c'è più lavoro in 'sto Paese? mi era già capitato di rimanere disoccupato, anni fa, ma se ti davi da fare qualcosa trovavi sempre. In realtà, molti che si dicevano disoccupati se la prendevano comoda, cercavano senza fretta un "lavoro consono": adesso, invece, altro che "consono", qua è già un miracolo se si trova un lavoro come quello che ho fatto per due settimane quasi tre mesi fa. Un lavoro infame, con un contratto ai limiti della legalità, pagato una miseria, squallido e faticoso, a fianco di altri disperati, con un capo ignorante come una capra che urlava sempre...solo il pensiero del carcere e la volontà di non passare dalla parte del torto mi hanno impedito di aspettarlo fuori, la sera, e di mostrargli quanto valeva la sua autorità fuori da quella fogna.
E adesso, a dormire. Sotto le coperte fa meno freddo e devo risparmiare la legna.

Piaciuto, il quadretto? era l'inverno del 2009 e il protagonista era chi scrive.
Per ulteriori ragguagli cliccate qui.
A fronte di tutto questo, uno deve sentirsi dire che purtroppo è inevitabile, che sono tempi di crisi e che quindi un periodo di disoccupazione anche prolungato è quasi "fisiologico".
Questo nel mentre vengono buttate dalla finestra per ogni sorta di schifezze cifre incredibili di denaro pubblico e si tutelano ad oltranza intere categorie di garantiti.
Questo anche col beneplacito di milioni di imbelli incapaci di libero pensiero e di un benché minimo senso della propria dignità sociale e personale, che con il loro silenzio e la loro ignavia giustificano questo sconcio.
Quindi, anche tu donna, uomo o ragazzo che leggi queste righe, anche se ora, in questo momento sei lontana/o anni luce da situazioni come quelle sopra descritte, non crederti un'eccezione, un alieno a cui tutto questo non interessa, perché tanto a me non succederà mai: purtroppo può accadere anche a te, anche a tuo figlio, anche a tua madre o a tuo padre.
Allora, non restiamo a guardare: ora, subito cominciamo ad agire per frenare quest'ondata che potrebbe travolgere tanti fra noi.
Ci sono tanti modi per farlo: uno può anche essere semplicemente mettersi in contatto con noi di Qui Libera Italia per conoscerci, confrontarci ed eventualmente unirci in previsione delle azioni contro la disoccupazione e la precarietà lavorativa che il nostro gruppo metterà in campo nei prossimi mesi. 
Scriveteci a perilfuturo@libero.it e assieme stabiliremo il da farsi.
Vi aspettiamo.

Renato Valusso